Venerdì, Maggio 18th, 2012

Un sera con Cristiano Godano

Ieri sera Al Gigianca di Bergamo festeggio i miei 40 anni con un bel regalo. Mia Moglie mi ha regalato una cena con musica: protagonista Cristiano, direttore artistico Giancarlo Onorato. L’idea è semplice: cena tipica delle terre d’origine di Cristiano, e alternanza molto morbida di parole, musica live, cibo. Locale intimo, quaranta persone in tutto. Prima sorpresa il tavolino mio e di Dani, a 50 centimetri dal microfono e dalla bella Gibson (omaggio per la partecipazione sanremese) di Cristiano. La serata inizia con una stretta di mano a tutti i partecipanti. Una stretta molto “calda” e per nulla frettolosa. Cristiano, se ti parla, ti guarda negli occhi. “La canzone che scrivo per te” ha aperto la serata e fatto intuire qualcosa: pareva di essere di fronte alla sinopia di un affresco, all’essenziale. Non mi interessa riportare la cronaca della serate e le molte parole, vorrei riportarne alcune sensazioni.

La consapevolezza dell’arte: essere consapevoli del proprio percorso, arrivare a definirlo serenamente arte, saper scegliere. Questo il primo aspetto. Essere all’ottavo album e stupirsi che il cammino dia ancora così tanto. Mi ha dato la sensazione di un marinaio esperto che guida la propria imbarcazione ma che è sempre pronto a stupirsi anche del semplice fatto che la nave galleggi. Conosce la direzione ma sa stupirsi del valore dei propri collaboratori, della fortuna di fare un mestiere che ama. La ricercatezza dei testi non come snobbistica ricerca di produrre rock intellettuale ma molto semplicemente come tentativo di aderire il più possibile alla propria ricerca.

Anche nel fisico, asciutto, sembra esserci una essenzialità che porta a gustare e non sprecare.

Un secondo aspetto è il rispetto profondo per il pubblico. Anche verso i detrattori, spesso spinti da irrazionali motivazioni, non ha mostrato rabbia ma costernazione. Anche resa, se vogliamo, nella consapevolezza di non poter convincere nessuno se non cantando e proseguendo sulla propria strada. E un pizzico di amarezza nella consapevolezza che certe critiche, pur senza logica, feriscono e dalle ferite esce parte di quella energia che è la stessa che produce poesia. Di qui l’amarezza di perdere quel sangue di musa che è il fuoco della sua arte.

Un terzo aspetto è l’ironia. Ma quasi mai esternata per accattivarsi il pubblico e mai a tinte forti. Quasi in punta dei piedi.

Ci sono alcuni aspetti nell’arte dei Marlene che stupiscono perchè accarezzano la semplicità eppure, in questi tempi, risultano quasi eversive. Lo stare soli stando bene. Lo stare soli come fulcro dell’ispirazione. La bellezza al centro. Il tempo per guardarsi intorno e quello di chiudere gli occhi come nelle canzoni di ieri.

E’ stata una lezione di stile, fatta di sensualità, che passava dall’uso dei suoi occhi, al dolcetto di Ovada, alla carezza dell’acustica, ai riferimenti culturali, alla eccezionale cuoca.

La dedica fatta da Cristiano a noi e al nostro nascituro, che, nella pancia di Dani sembrava ballare ad ogni pezzo suonato da Cristiano mi ha dato la sensazione di essere per la prima volta in tre a un concerto.

Entrare nei 40 e vedere come si possa starci comodi è stata una delle più belle sorprese della serata.

E infine la musica. Sussurrata, diretta, essenziale, forte, sensuale.

L’aderenza della persona all’artista. Mi è sembrato di capire cosa è un’ anima intera contro la ignava sensazione che in certi giorni si prova

“sogghigni con la tua stupidit�
a tutti i bei pezzetti
in cui si è frantumata l’anima?”

Per tutto questo grazie.

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Mercoledì, Aprile 4th, 2012

AFTER THE DAY

C’era mia moglie, unica spettatrice che per gentile concessione arbitrale si è accomodata in panchina e, nell’arco di soli due set assuefatta al livello di gioco.

C’era un arbitro che fischiava una doppia a set ma solo per tenersi sveglio.

C’era un palleggiatore avversario classe 1955 e una banda classe 1961.

C’era un Ceresoli schierato centrale che sbaglia una battuta e un attacco entrambi set point del primo set che per una giusta vendetta divina perdiamo 30-28.

L’avversario si chiamava Cinghial volley (davvero)

Al primo attacco forte ceresoli si rompe un capillare della mano che si gonfia ma non lo ferma, al termine dle primo set ghiaccio alla caviglia ma non si ferma, a metà del secondo fasciatura sopra la calza per isolare il malleolo ma non si ferma, nel resto della gara l’acido lattico che si fa progressivamente yogurt e poi burro. I time out chiamati dagli avversari erano davvero solo a mio favore.

Sempre il libero su di me anche quando, nei tre set della remuntada vengo schierato da lato.

Mi fanno parecchi mani fuori schiacciando dal basso. comunque arrivo di certo in doppia cifra.

Quando capisco che battere corto funziona faccio solo quello perchè meno faticoso.

Poi alla fine arrivo a casa a mezzanotte e mi chiedo…..

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Martedì, Aprile 3rd, 2012

ceresoli rock and roll

Ebbene si. Detto fatto. Stasera, a quasi quattro anni di distanza dall’ultima partita ufficiale peraltro trionfale, ceresoli tornerà a vestire una maglia CSI per una sfida durissima contro il clusone credo.

Tesserato per una sola partita. Come Henry all’arsenal o beckam al milan.

Non male vero? stasera sarò il nuovo giovane centrale del Sabbio Liberi CSI. Credo.

Per chi volesse ridere tutti a sabbio alle 21.15!

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Venerdì, Marzo 16th, 2012

bazzecola

Poi c’è quello sfregio nella portiera. Un bicicletta probabilmente, il suo manubrio obliquo.
Il bambino che ha appena imparato ad andare e che, probabilmente non tocca con i piedi.
Lo vedo perdere l’equilibrio e poi, di spalla, poggiarsi alla portiera. Ma prima di lui, più largo di lui, il rumore del freno cromato sulla lamiera.  Poi il cuore in gola e la fuga.
Ogni giorno quello sfregio mi guarda. E io vorrei elevarmi sopra la bazzecola. Due respiri e i problemi del mondo che fagogitano questa minuscola conchiglia con una mareggiata.
Poi al mattino, sotto una luce di sole obliquo, eccola lì, a irridere la mia filosofica superiorità. Un gioco, una scommessa. Due ragazzi che si sfidano per la bravata. Rigare una portiera in un parcheggio e non farsi sgamare. Facile come rompere un bicchiere d’acqua. Stesso cuore in gola. Stessa fuga. Obiettivo raggiunto. Sfregio che diventa un pò più epiteliale. Una leggera irritazione. Ma quello che conta è che l’auto funzioni mi trasporti. Da dentro, seduto, chi ci pensa. Lontano dagli occhi…Ho il pieno nessuno mi dice dove andare.
E’ incazzata, lui le ha appena detto che non ha parlato con la moglie. Non ancora.
Stanno infilandosi nel parcheggio ma lei non vede non sente non crede che l’auto si stia muovendo ancora. Vuole scappare e soprattutto sbattere la portiera sulla sua faccia. E troppo presto la apre giusto il tempo di sentire quello stridio che le fa trattenere il respiro. Si incazza con lui. Come se fosse tutto una conseguenza. E gli vomita addosso un addio. Lui vuole solo andarsene in ogni modo.
Lei ha una pelliccia, ultimo regalo di lui. Lasciano tutto li in fretta, rabbia liti. L’unico sfregio che resta nell’aria è nella mia portiera.
Ora devo salire sull’auto in fretta e non solo partire ma accendere anche l’autoradio.
Ora devo pregare con tutta l’anima che non trasmettano Gigi d’Alessio. Ora non penso che anche io ho contribuito a sverginare la carrozzeria. Ora non penso che i soldi per ripararla sarebbero soldi sprecati quando al mondo c’è chi non mangia.
Ora non riesco ad elevarmi dalla media borghesia. Ora.
Poi la radio trasmette un blues. Poi la strada mostra le prime fate morgane. Poi verrà l’estate. Poi verrà il modo di scendere dalla parte del passeggero.
Respiro. Già dimentico ora sono con i miei amici.
“Come hai fatto a fare quello sfregio?”  mi chiedono.

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Martedì, Marzo 13th, 2012

last celebration post

La celebrazione si è conclusa con un album di foto meraviglioso anche se non appropriato ai primi anni di vita del futuro pargolo. Una giornata di grandissima serenità di acque termali, fumetti non finenti, costumi da bagno che spariscono, gettoni del parcheggio aborriti e infine accettati, bancomat dentro un muro ovviamente privo di soldi, effusioni vietate e getti scuoia pelle che però rilassano, sdraio all’aperto a esclusivo uso di carla e gian. Poi tutti a Sirmione alla rocca o roccia che sia per mangiare pizza  (carla non sopporta il pesce) o pesce (assi non digersice la pizza). E dopo aver sfogliato le foto Gian propone un dolce in altro locale ma poi sparisce in bagno per molti minuti.

E qui la storia si fa più noir:

Sotto una luna brace, giù all’orizzonte, nello straordinario incontro di venere e giove,  sei anime belle che sfiorano le nove anime splendide, lasciarono il noto sentiero di esistenze sazie e appagate dalla vita per avventurarsi nelle perigliose spiaggie battute da venti infernali lungo l’ironica via delle muse.

Soffiava l’avverso vento da un cielo maldisposto, deciso ad impedire il compleanno a ogni costo. Credendosi al sicuro nel pentacolo di legno circolare i nostri eroi si apprestano al rito sacrificale della crostata.

Nel silenzio della notte cupa il gran cerimoniere gianluca compie il primo periglioso atto infilzando la crostata con i numeri O e 4 proprio in quest’ordine evocando lo spirito bianco del cigno che nella plumbea lacustra tenebra osservava con occhi di brace la suddetta crostata. Forse il fuoco l’avrebbe allontanato ma, il DIo qui intervenne per la prima volta obnubilando le menti dei nostri cerimonieri privi della pietra focaia per il rito. Il festeggiato però venne fotografato l’attimo appena successivo allo spegnimento delle già spente candele credendosi così di beffare il Dio e il destino.

Mentre il secondo cerimoniere dalla fluente chioma montava dalla vile plastica i calici del sacrificale festino, irrorandoli di sacra vite, Egli stesso si premurava di fornire al festeggiato il sacro stiletto di poco più corto dello spessore della medesima crostata.

Sotto gli attenti e immobili dell’infernale cigno, la circolare torta venne così divisa, in nove eque parti.

Ad ogni fetta, una fitta, nei padiglioni auricolari, rendeva evidente che l’infernale cigno era nella realtà Eolo li giunto per aver la propria fetta. Obnubilata dal Dio sotto mentite spoglie animali Daniela fu costretta a gesti inconsulti e vagamente saloniani (nel senso di Bianca) urtando goffamente nel primo tentativo un immobile emanuele e facendosi sorprendere dall’infernale vento nel secondo, vanificando ben due fette della agognata crostata, sebbene lei puntasse ad una terza perfetta fetta di pura marmellata rubatole nel breve batter delle sue ciglia.  Conscio di quanto stava accadendo e temendo l’ira di Eolo cigno, allora mi prestai a raccogliere le vanificate fette di crostata prima che la moglie le addentasse ugualmente (provvidenziale qui l’intervento di Carla che le ricordava della creatura dentro di se) lanciandole nel buio verso il Dio. Nel breve volgere di qualche minuto il vento però aumentava e si concertava di lasciare la passeggiata delle muse alla volta di lidi meno perigliosi ma con il nettare delle viti che a canna irrorava i gargarozzi dei nostri eroi. Con la consapevolezza di aver spazzato la malinconia, e con la forza dell’amicizia abbandonammo il lido tra risa e abbracci, un coltello pieno di marmellata e intonse candeline.

Alla vostra splendidi amici!

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