Venerdì, Gennaio 27th, 2012

Auschwitz

Son morto con altri cento, son morto ch’ ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…

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Lunedì, Gennaio 23rd, 2012

INTERVISTA SENZA DOMANDE

    • Secca un poco ammetterlo ma aveva ragione. Cioè io avevo capito un pò male le dosi: un cucchiaio abbondante non è come un cucchiaino abbondante e l’effetto può essere a cavallo tra il curioso e il devastante.
    • Certo che ho difeso la mia scelta! Essere un pò orgogliosi fa molto uomo soprattutto se non lo fai nelle cose importanti.
    • Il fatto è che un briciolo di sospetto mi è venuto quando, introducendo il cucchiaio, ho visto prosciugarsi la poca acqua che avevo messo a scaldare. Tipo un lago che diventa improvvisamente fango.
    • No, non ho pensato a diluirlo di nuovo, mi sono attenuto alle disposizioni, che solo più tardi ho compreso essermi giunte falsate.
    • Certo! infatti che ne so io di dadi fatti col Bimbi? Pensavo fossero diluiti e non concentrati come quelli in dadi che si chiamano dadi perchè sono dadi e non come questo che si chiama dado perchè l’ha preparato la dadi.
    • Si lei dice che mi aveva detto che ci aveva messo 200g di sale e che da questo avrei dovuto dedurre che era concentrato, ma io sinceramente non ricordo neppure che mi abbia detto che lo aveva preparato. Credo sia la gravidanza che mi da delle amnesie.
    • Non c’entra che io sia uomo, la gravidanza la sento anche io e i suoi effetti pure..
    • Be io ho mischiato e anche assaggiato, ma assaggiavo la pastina non il brodo.
    • In realtà l’ho tolta dal fuoco non quando era cotta ma quando ormai era talmente densa da tagliare il brodo col coltello.
    • Una sensazione simile, al palato, l’ho provata solo quando ho poggiato la lingua direttamente nelle saline di Trapani.
    • Ceeeeerto che l’ho finita! Un minimo di orgoglio: lei mi ha augurato di passare la notte attaccato a una bottiglia di acqua
    • Si ho detto pure che era buonissima. Cosa vuoi farci! Mica la buttavo via, mezza bottiglia di acqua gasata e via.
    • Era un po alterata anche perchè diceva che avevo sprecato il dado, ma credo che ce ne sia ancora per tutta Trapani. E comunque credo fosse la pressione alta…
    • Si, sempre a causa del troppo sale.
    • Ho lasciato giusto il fondo del denso brodo perchè dovevo masticarlo e mi pareva eccessivo
    • Per far passare quell’effetto l’unica era mangiare ancora
    • Si ma ti assicuro che una forma di grana in confronto pareva yogurt magro
    • Si di solito poi si calma
    • beh il trucco è banale: metti delle cipolline nell’insalata e le fai vedere un cartone.
    • Be si anche un massaggio ai piedi è utile.
    • Si, l’errore è stato mettersi a cercare quei fogli che avevo perso da tempo (nel tentativo di riordinare la stanza)  immediatamente dopo che la pressione di entrambi era a 240.
    • Si li ho trovati dopo circa mezzora di estenuantee scorata ricerca.
    • Erano in una cartelletta, in ordine e per di più nel posto delle cartellette
    • il problema è che le altre cartellette erano quelle nuove da utilizzare.
    • Non metterci anche tu adesso ok??
    • Si sto attento ok. Come fai a sapere anche delle gocce di acqua in terra quando svuoto la lavastoviglie??? chi è la spia???’

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      Mercoledì, Gennaio 18th, 2012

      ho visto

      Una bimba piccola in monopattino che fa apposta un incidente frontale con il monopattino di suo fratello.

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      Mercoledì, Gennaio 18th, 2012

      alice a lallio

      La Assi scansa gatti e i gatti si guardano dal Cere mentre il Citte sta arrivando senza fretta.

      Carla è al secondo piano li tranquilla che si guarda il suo borghetto e si chiede perchè ondeggia

      E la dani è la, bella più che mai, sorride non ti dice cosa ha, ma tutto questo il citte già lo sa.

      Ma io non ci sto più! grida il Camillo e poi, tutti pensarono dalla tribuna, il mister è impazzito o forse ha bevuto ma tutto il lallio aspetta un figlio e lui lo sa, non sarà mai che si arrenderà.

      La Assi guarda casa e pensa all’ICi che verrà, mentre il Manu sta finendo il suo parquet, e Gian venuto dalla Scozia sta cantando al suo amore una ballata della Gossow.

       E si siedon li al ceresoli table, il tavolo di ogni verità, ma tutto questo nessuno sapeva già.

      Ma io non ci sto più gridava Aldo e poi, tutti pensarono dalla tribuna, il custode è impazzito o forse ha bevuto ma la musica non gli va giù questo si sa. E per un pò si spegnerà.

      Daniela guarda il Cere ed il Cere guarda lei mentre il mondo sta girando su uno spillo,

      Il bielorusso boz fa l’analisi del match ma è convinto che sian tutte stordite! Non si saprà mai come è andata o no ma la gioia poi trionferà, ma tutto questo albe non lo sa.

      “Ma io ora ci sto!” gridò il camillo e poi. Tutti pensarono dietro le sciarpe il mister è impazzito o forse è cambiato, ma tutto il lallio è in attesa e lui lo sa, la serie D partorirà.

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      Mercoledì, Gennaio 4th, 2012

      cose di casa 1: trovare una casa

      Acquistare una casa è ben più difficile di quel che chiunque possa immaginare, ma avendo maturato un po’ di esperienza voglio dare ai miei 15 lettori qualche dritta, sperando di far risparmiare loro un po’ di tempo. E, chi lo sa?… magari anche due soldi.

      Una giovane coppia una sera si guarda in faccia e dice: “ ma se andassimo a vivere insieme?”. Detto fatto, dice qualcuno. Col Kaiserslautern dico io. Si parte coi piedi di piombo, valutando l’idea di andare in affitto, e perdendo così due o tre mesi per accorgersi che si aveva avuto un’idea di merda. Allora, appurato che si vuole acquistare, se ne parla coi genitori, e tutti sono d’accordo. Salvo tirar fuori dopo un mesetto e già una buona dose di fatica l’idea dell’affitto. Comunque è il caso di cominciare a vedere case. Si parte da internet, e si parte con l’idea del bilocale, perdendo così un mesetto per accorgersi che si aveva avuto un’idea di merda. Però la prima casa che uno vede non se la scorda mai. A meno che, come nel nostro caso, non esista. Cioè, per esistere esisteva, ma non me la sentirei di chiamarla casa: un ingresso adibito a cucina, sala da pranzo e salotto, il tutto in quattro metri quadri, un piccolo bagno e ampia camera da letto. Fine. Fortunatamente la prima agenzia immobiliare ci aiuta a capire cosa vogliamo. O forse fa di tutto per non farcelo capire. Vediamo l’appartamento carino di un signore africano che vuole tornare in Africa. Bello ma con le finestre che danno su dei muri.

      Io ero solo alla seconda casa vista e già spingevo per l’acquisto, più per spossatezza che per altro. E invece arriveremo a superare le trenta visite. Numerosi i trilocali anonimi e microscopici, seguiti a ruota dai mansardati per gente sotto l’uno e sessanta. Questo per capire, in un altro mesetto, che mansardati (se sei alto 1m e 97) e case di recentissima costruzione sono idee di merda.

      Qui si può cominciare a parlare della psicologia del venditore di case. Le tipologie sono le più varie, ma sempre e comunque pericolose. G. è un giovanotto piuttosto distinto, con la faccia da bravo ragazzo, che non capisce cosa vogliamo, ma che continua a provarci, facendo così qualcosa per far capire un paio di cosine anche a noi: per esempio che non compreremo la casa con G. Non è mica cattivo, eh, ma continua a portarci a vedere case che proprio non hanno a che fare con le nostre idee di casa, e il suo collega un po’ fuori, che si dichiara amico del Bepì non è da meno.

      Il buon B., giovane dall’aria esperta e controversa, ci mostra una casa dai muri storti, una ristrutturazione col panorama molto bello, ma con alcune magagne evidenti. Solo che dopo la nostra proposta molto bassa, volta a sottolineare che il prezzo è gonfiatissimo, e dopo averci trattato un po’ come dei pezzenti, non ci dà più alcun segno di vita. Ed è la prima idea di casa che dobbiamo abbandonare.

      Passiamo allora alla T. La T. è un po’ una zia rimasta fuori per non si sa bene quale abuso negli anni 70, e decide comunque di trattarci come se le stessimo a cuore. Tant’è vero che ci porta nella zona dove è nata e ci fa vedere una bella casetta, con un’ampia zona notte, zona giorno open space, una lavanderia con una specie di taverna, comunque abitabile, un grande giardino da dividere in quattro, un bel pezzo di orto e un vicino maniaco omicida. Solo che dell’ultimo optional si dimentica di farci menzione, la zia T. Solo per pura fortuna, con un gioco di conoscenze incrociate scopriamo (estorcendo informazioni non senza fatica, tra l’altro) delle abitudini di questo strano personaggio e capiamo che non lo vogliamo come vicino. E così quella che è la seconda vera idea di casa sfuma. Allora la T., per quanto sorpresa del nostro ripensamento, si mette di buzzo buono e ci trova un bell’appartamento sopra un fruttivendolo. Bello, proprio come lo volevamo, un gran salone e cucina aperta me con un muretto che la separa dal salone, due belle camera, 100mq di giardino privato. La nostra proposta è buona. Solo che…solo che c’è un parente, a quanto pare delle forze dell’ordine che insomma, forse la vuole comprare, ma deve fare un mutuo alto e chi lo sa, e dobbiamo aspettare, e però la T. pensa che insomma, alla fin fine la casa sarà nostra. Io ho già deciso, incazzato come una iena, che se per caso questa casa ce la portiamo via bene, sennò la zia T. la mando dove dico io.

      Ma nell’attesa andiamo a conoscere uno dei personaggi più belli del mondo immobiliare: lo chiameremo per semplicità “il cretino”. Il cretino come ci vede entrare nella sua agenzia, dopo averci chiesto le caratteristiche che cerchiamo in una casa, ci dice che ha quello che fa per noi! Una buona metratura e un prezzo ragionevole…certo, un pochino sulla strada. Credo che se non avesse detto “un pochino” la carreggiata sarebbe passata esattamente sopra il divano. Entriamo in casa e non ci si riesce a parlare, sembra di stare tra un senso di marcia e l’altro della A4, appollaiati sul guard-rail. Ed è strano che aprendo le imposte delle finestre non sia mai capitato di buttare giù il parabrezza di qualche macchina, o di abbattere un motociclista. Però il cretino ci dice che è isolata bene, e comincia a chiudere finestre. WWWWWWRRRRRROOOOOOOOOOOOOOMMMMMM. No, devo chiudere ancora di là. WWWWWRRRRRRRRRROOOOOOOOOOOOOMMMMMMMM, e gli viene in aiuto il collega dell’altra agenzia, quella che ha sede lì, dalla parte dove non c’è la strada (il colpo di genio!) e gli dice: “no c’è ancora aperto il bagno”. E il cretino chiude anche il bagno. Ah, sì, così sì che si sta bene. Ermeticamente chiusi per tutto l’anno, 24 ore al giorno. Però la metratura è buona, e parte a grandi passi per misurarla, e sparisce, con la Assi che preoccupata mi dice di recuperarlo e io che sono invece preoccupato perché non so se riuscirò a smettere di ridere a crepapelle prima che torni indietro.

      Poco dopo ci arrivano notizie della T. La casa è andata al parente forzadellordine. E allora vado dalla T, e molto pacatamente la mando a fare in culo, lei e la sua agenzia, senza ascoltare le proposte che mi sta facendo, con sul viso un cerone di imbarazzo e il rossetto con gli angoli all’ingiù.

      E nel frattempo, sulle nostre teste, in un silenzio da crimine che si consuma cresce e ci avvolge l’ombra dell’uomo che ci segnerà, ma del quale non potremo fare a meno: il merda.

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